nella sua ignoranza era forse incerta sul nome della circoscrizione cui era allirata, di sicuro annotò quello più comune e più ripetuto dagli abitanti del rione. Alla luce di ciò non ci sono più dubbi: le Contrade a fine Quattrocento sono, ormai, parte integrante della società senese.
In questo stesso periodo compare per la prima volta anche il Nicchio; qualche anno fa fu pubblicato un inedito poema popolare in ottave, scritto da un anonimo fiorentino che descriveva la festa per l’Assunta che si tenne a Siena nel 1506, fino a quel momento disperso presso la Biblioteca Comunale degli Intronati.
In particolare, il racconto narra la sfilata delle contrade che parteciparono alla caccia ai tori di quell’agosto ed è qui che il poeta cita ben 11 Contrade con i nomi odierni. Ad entrare dalla bocca del Casato per quinta é la Contrada del Nicchio così descritta dall’anonimo: Drieto a chostoro seguitano Etiopi/ch’eran più neri che carbone spenti ,/nera la lor liviera convien copi/e pieni d’oro con degno ornamenti/e non parevan di tel oro inopi/che gl’ànno dele gioie conpimento/e targhe avìen con più d’uno spichio/e van gridando “viva Nichio, Nichio, Nichio”.
/El capo caccia lor si chiama Antonio/ di Lodovico di Mucco gentile/e ben che nero sia più che ‘l dimonio/era d’ingegno e d’animo verile,/in ogni sua faccenda assai idonio,/buona presentia magna e signorile/e la bandiera fiera in campo rosso/un nicchio biancho dal suo pesce scosso.
Alla caccia ai tori del 1506, quindi, il Nicchio partecipò presentando una schiera di uomini vestiti da Etiopi e accompagnati da una bandiera rossa con al centro una nicchia bianca priva dell’animale (“scosso” scrive il compositore); capocaccia era tal Antonio di Lodovico di Mucco, componente di quella famiglia Mucci che le fonti fiscali dell’epoca registrano come allirata per la compagnia dell’Abbadia Nuova di sotto.
Ai primi del Cinquecento, dunque, la secolare storia della nostra Contrada è già iniziata.