MONTURE

Fu indubbiamente un cambiamento rispetto a quel che c’era prima, l’elaborazione delle monture del 1904: una rivoluzione no, ma un cambiamento sì. Il Palio ‘medievale’ era già stato inventato alla fine dell’Ottocento, fissando in maniera irreversibile l’epoca di riferimento della festa senese a un vago periodo a cavallo fra il tardo Medioevo e il Rinascimento, e le montare già ne avevano tenuto, ancorché goffamente, conto. Corazze appuntite a sterno d’uccello e morioni spagnoleggianti (cinquecenteschi, semmai: medievali no davvero); braghe intagliate e stivaloni sottoginocchio; spade con la protezione della mano di foggia tale che prima del XVI secolo non s’eran mai viste né in battaglia, né su un campo di duello. Ora – anno domini MCMIV – era arrivato il momento di correggere in parte questa immagine ferrigna e cupa dell’ottocentesco Medioevo paliesco e di accentuare per le monture una foggia gentile, morbida, evocatrice di un’epoca di dolcezza più che di ferinità. C’era il contesto culturale complessivo, beninteso, dietro le figure che si vagheggiava di far entrare in Piazza a pestare il tufo. Erano gli anni delle linee aggraziate; quasi un rifiuto del tratto retto. Il riferimento, in natura, erano il fiore e le sue forme flessuose. Erano gli anni dell’Art Nouveau, del Liberty, come si chiamò in Italia. In questo clima fu pensato il rinnovo del primo Novecento e le monture sono ancora lì, intatte (tranne qualche caso di riuso posteriore) a testimoniare la rivoluzione estetica di quegli anni. Fu usato in maniera massiccia (anche se non inedita) il velluto, tessuto ricco, nobile, e, al tempo stesso, morbido.