La figurazione post-pop di Valerio Adami non è stata particolarmente gradita dal pubblico senese, nonostante che il drappellone in oggetto si possa annoverare senza forzature tra i più efficaci e significativi eseguiti nel nostro dopoguerra. Il drappellone venne dipinto a Parigi su un drappo di seta indiana grezza donata dai deputati della festa e procurata da Pierre Cardin. Adami è riuscito a fondere in un'immagine sintetica la duplicità dello spirito senese: sentimento del sacro e immaginario popolare. La Madonna-donna composta e al contempo beffarda (la stilizzazione grafica del volto nasconde una linguaccia), astratta e celestiale (il busto abbracciato da una falce di luna) eppure fortemente terrena (polpacci potenti e piedi privi di grazia), traspone in chiave popolare il misticismo dell'Annunziata del duomo di Ferrara di Cosmé Tura. Il disegno è realizzato adottando una grafica da fumetto. Al centro del drappellone la testa di cavallo introduce dentro uno scrigno, nella parte in cui si collocano gli stemmi di Siena e gli emblemi delle Contrade, disegnati in monocromo su una tavolozza con grande potenza di sintesi grafica.