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Le persone di ceto abbiente sono decisamente una minoranza, anche se non
mancano del tutto, com'è possibile giudicare dall'aspetto e dal tenore di
certe abitazioni impiantate verosimilmente dopo la seconda metà del Settecento
e, soprattutto, nell'Ottocento. La figlia del Manzoni, Matilde, nel periodo
del suo soggiorno nella villa in Sant'Eugenia, del resto, si lamenta di dover
percorrere, per tornare a casa, le strade di quel borgo dei Pispini che nel
suo diario definisce "uggioso", ossia deprimente.
Nel corso del Trecento l'evento che muta più drasticamente l'aspetto urbanistico del rione
é l'edificazione, sul cosiddetto "poggio Farolfi", della chiesa di Santo Spirito,
ristrutturata nelle forme attuali in pieno Rinascimento, a cui si aggiungeranno nei
secoli successivi altri edifici a destinazione religiosa, quali l'oratorio del Nicchio,
la chiesa di San Raimondo e il Convento di Vita Eterna, per citarne solo alcuni.
Il quartiere, però, assume la conformazione odierna solo con la costruzione della
fontana dei Pispini, avvenuta entro la prima metà del XVI secolo, e con il pressoché
coevo inserimento nelle mura del fortino peruzziano, il cui accesso è possibile oggi
dall'interno della caserma militare. Sono queste le ultime vere alterazioni del suo
assetto; per il resto, infatti, il borgo dei Pispini presenta una fisionomia
sostanzialmente conforme a quella assunta tra XIV e metà XVI secolo, cui ha contribuito
anche il recente ripristino della fonte nel sito originario.
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